Il grande pilota brasiliano era un appassionato di moto e in particolare della rossa di Borgo Panigale.

di Patrizio Cacciari

Pensandoci bene non è che sia il massimo ricordare sempre grandi campioni scomparsi. Inevitabilmente però i motorsport hanno un tipo di Pantheon diverso dalle altre discipline. Oggi ricorre il compleanno di Ayrton Senna, che avrebbe compiuto 54 anni. Il primo maggio ci ritroveremo a celebrare i 20 anni dalla sua scomparsa.

 

Ho un ricordo abbastanza nitido della sua morte. Ero allo stadio a vedere la Roma. Sui maxischermi dello stadio all’epoca trasmettevano il Gp per intrattenere la gente (le partite cominciavano più tardi quando entrava la primavera).

 

Si correva a Imola, un circuito molto familiare anche per noi appassionati di moto. Dopo l’incidente l’unica cosa che interessava a tutti era di conoscere le condizioni del brasiliano. E pensate quanto era difficile visto che i cellulari non erano ancora un bene così diffuso. Una volta rientrato a casa, la triste notizia. Era morto uno di quei campioni che appartengono un po’ a tutti. Aveva compiuto da poco 33 anni.

 

Ayrton era un grandissimo appassionato di moto, in particolare di Ducati. Lo scorso anno, per celebrare i 20 anni dalla sua morte, al Salone delle moto di San Paolo è stata presentata la Ducati 1199 S versione Senna, prodotta in soli 161 esemplari, il numero del Gp corsi dal campione brasiliano.

 

Ho scoperto però che non si tratta della prima Ducati dedicata a Senna. Un’altra venne prodotta nel 1995. All’epoca si trattava della 916, commercializzata in soli 300 esemplari, nel colore (grigio scuro) scelto dallo stesso Senna in visita alla fabbrica di Borgo Panigale pochi giorni prima dell’incidente mortale. Successivamente nel 1997 e nel 1998 vennero messi in commercio altri pezzi di questa particolare Ducati, oggi moto molto rare e ambite tra i collezionisti.

 

Che strano questo rapporto che si instaura tra piloti e velocità. Pensate a Mike The Bike Hailwood, che smette con le moto dopo trionfi leggendari e si mette a correre in Formula 1. O a Schumacher, che per divertimento si era iscritto alla Superbike tedesca e si misurava in pista con appassionati sconosciuti. Oppure a Valentino Rossi, alla sua passione per i Rally e alle voci insistenti che lo volevano alla Ferrari. In una intervista anche Max Biaggi ha confessato di aver ricevuto una proposta da Maranello e di essere rimasto affascinato.

 

Senna è stato tra i più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi. Eppure non gli bastava: Ducati, moto d’acqua (ricordate l’incidente?). Un rapporto quasi morboso non tanto con la velocità, ma con la meccanica e la dinamica. Elementi che se studiati e conosciuti nel dettaglio fanno la differenza soprattutto in pista. Non è un caso che tutti i più grandi piloti di moto e auto siano anche dei collaudatori.

 

Conoscere e migliorarsi, come ha fatto Senna, è l’elemento in più che ti rende speciale. Non è necessario essere dei pazzi o degli sbruffoni per restare nel cuore della gente. Basta metterci la passione. Ciao Ayrton!