Grazie a social network e forum è più facile individuare le esigenze del pubblico. Basta saper ascoltare

di Patrizio Cacciari

Design e innovazione, la ricetta giusta per uscire dalla crisi. Nel mercato dei motori e della tecnologia c’è ancora posto per le buone idee. Un esempio concreto è la Design Farm creata da Mirco Sapio, designer di Napoli, che ha imparato ad ascoltare le esigenze e le richieste del pubblico delle due ruote. Ho incontrato Mirco sui forum e i social di utenti Ktm, a dimostrazione di quanto oggi sia importante la condivisione, e ho scoperto i suoi lavori. Ecco la sua intervista.

 

CUPOLINO LAVORAZIONE

Una fase della lavorazione di un cupolino per Ktm 690

 

 

Partiamo da una tua breve presentazione.
Sono Mirco Sapio 29 anni di Napoli laureato in Industrial Design presso la SUN (seconda università di Napoli) ora sto seguendo uno Stage nel settore del Yacht Design a Cremona, ma spero di trovare a breve un posizionamento in qualche azienda Motociclistica, che è lì che batte il cuore.

 

 

Passione per la moto: come nasce? Sei motociclista?
La passione per le moto, e in generale per i motori, nasce in tenere età. A 2 anni già riconoscevo le Peugeot dal leone presente nello stemma, e siccome noi avevamo una la 205, ogni qual volta che ne passava una per strada urlavo Agioooooo. Ho poi iniziato con i primi modellini (rigorosamente da costruire) e ho appreso i primi principi di meccanica applicata già con i Lego Technic/Meccano. Lo devo ai miei genitori, che ad ogni compleanno e a Natale mi regalavano un nuovo pacco di costruzioni, se ho acquisito sin da bambino quella forma mentis che ti consente di fare tutto ciò che fai con cognizione. Arrivano quindi i fatidici 14 anni per il mio primo motorino un Honda Balì 50, per poi cambiarlo più tardi con un fantastico Yamaha Aerox 50, modificato all’inverosimile, a 16 anni il Yamaha Maxster 125, e a 21 il mio sogno si corona una KTM Superduke 990. Insomma, sì, sono motociclista.

 

 

L’idea della Design Farm, raccontaci le origini.
Tutto è nato dai primi post sui vari forum e gruppi di possessori/appassionati di moto. Nel caso specifico del cupolino della Superduke 990. Credevo fosse un’esigenza solo mia quella di cambiare il muso alla mia moto, ma poi confrontandomi con gli altri utenti ho notato come fosse una problematica riscontrata da quasi tutti i possessori di quel modello, e da lì ho capito che poteva nascere qualcosa di diverso. Non più il cliente che si accontenta di un prodotto, ma il prodotto che si plasma in base alle richieste specifiche del cliente.

 

 

E’ un fenomeno diffuso in Italia? E nel resto d’Europa? E’ una risposta alla crisi?
Sinceramente in Italia non ne ho mai sentito parlare, ma in America è la strada che stanno scegliendo tante aziende, basta vedere il nuovo Windows 10 che è disponibile in una versione Beta e parallelamente allo sviluppo ci sono i consumatori che fanno critiche e danno suggerimenti. C’è poi, sempre in America, Local Motor che funziona in modo leggermente diverso, mettendo insieme le menti del settore Design/Ingegneristico per realizzare progetti e poi venderli. Sì, può essere una risposta alla crisi, c’è un mercato che molti sottovalutano e ce ne saranno tanti altri che ricercano in modo incredibile il Made in Italy, come quello Malese, in grande espansione. Invece di essere importatori, perché non cerchiamo di riprenderci il titolo di esportatori di qualità?

 

 

Come funziona la produzione?
La produzione è solo la punta dell’iceberg di un progetto. Il mio intento è quello di rendere partecipe e appassionare il cliente, far conoscere il modo in cui nasce e cresce il prodottoche comprerà. Dopo i primi schizzi, si arriva alla modellazione 3D che si interfaccia su una scansione 3d della parte della moto interessata e sulla quale va costruito il pezzo, per studiare anche gli appositi agganci. Fatto questo si realizzano i primi stampi attraverso l’uso di frese a controllo numerico a 3 o a 5 assi. Successivamente avviene la laminazione che può essere in vetroresina o in carbonio. Ci sarà poi un prototipo per correggere eventuali anomalie e incongruenze (anche minime), prima di passare alla fase della produzione.

 

 

Parliamo del design: cosa ti piace creare per le moto?
La moto è come una donna, se la ami lo fai nella sua interezza. Mi piace disegnare concept totali come la Ghezzi Brian Curva 1190 o come la KTM Superduke 1290. Con il tempo ho capito però che potevo anche agire solamente in alcuni punti, come il faro, la coda e il puntale.

 

 

 

A inizio novembre si è svolto Eicma: hai visto qualcosa di interessante a Milano dal punto di vista del design?
Personalmente ho visto solo grandi effetti speciali per stupire, ma in sostanza non si è fatto questo grande passo stilistico. Le moto che mi hanno colpito sono le Husqvarna 401 VITPILEN e 401 SVARTPILEN (Kiska Design). Sono coraggiose ma allo stesso tempo semplici ed essenziali.

 

 

Si dice che alcune case pecchino di originalità, è così?
Quasi tutte, soprattutto le giapponesi. Che in quanto a tecnologia ed affidabilità sono un’eccellenza, ma in quanto a personalità le trovo un po’ carenti. Si dice che le linee siano in esaurimento, che ormai ne hanno provate in tutte le salse, ma io non ci credo, continuo a sperare.

 

 

Quali sono le funzionalità del design sulla creazione di un accessorio o di una moto? Riguardano solo l’estetica o entrano altri fattori come sicurezza, consumi, etc?
Il patto che ogni designer deve accettare ,non solo nell’ambito motociclistico, è quello di far combaciare la forma alla funzione. Funzione quindi può significare tante cose: struttura, aerodinamica, comodità, risparmio di materiali. Un oggetto composto esclusivamente dalla forma non è design, ma styling.

 

CUPOLINO COVER